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Presentazione di Femonazionalismo: il razzismo in nome delle donne

Liscià, Galassie Desideranti presenta il primo dialogo culturale dell'anno. 
Giovedì 12 marzo, ore 20:00 presso la Biblioteca della Donna

Con la traduttrice Marta Panighel e Monica Pietrangeli che modererà l'incontro sull'uso da parte di alcune forze politiche delle rivendicazioni dell'uguaglianza di genere per portare avanti politiche islamofobe e razziste. 

Il concetto di femonazionalismo, coniato da Sara R. Farris in questo libro, è già diventato una categoria analitica di riferimento per molte pubblicazioni e dibattiti femministi. Una cornice teorica per leggere un fenomeno inaspettato dell’epoca contemporanea: l’uso da parte di alcune forze politiche della rivendicazione dell’uguaglianza di genere per portare avanti politiche islamofobe e razziste.

Oggetto di indagine sono le strategie comunicative messe in atto. Le retoriche utilizzate insistono sull’idea che gli uomini immigrati siano un pericolo per le società occidentali. Una narrazione di cui troviamo ricorrenze storiche nelle politiche coloniali impegnate a rappresentare gli uomini colonizzati come minacce sessuali e le donne colonizzate come proprietà dei “salvatori” bianchi.

Ma il femonazionalismo è una ideologia che scaturisce da un’inedita intersezione tra nazionalisti, politici neoliberisti e alcune associazioni femministe e donne delle istituzioni. Una convergenza che nasce dalla volontà di mantenere la catena materiale della produzione e della riproduzione sociale. Nascondendo le disuguaglianze strutturali dietro conflitti culturali il femonazionalismo contribuisce alla riorganizzazione neoliberista del welfare. Se gli uomini immigrati sono accusati di “rubare il lavoro” o essere dei “parassiti del welfare”, le donne immigtate invece permettono agli europei e alle europee di lavorare nella sfera pubblica garantendo quel lavoro di cura che le ristrutturazioni neoliberiste hanno mercificato: lavori domestici, baby sitting e assistenza per anziani e disabili.

Ne viene fuori una contraddizione di fondo: si sostiene di voler emancipare le donne immigrate relegandole in quella sfera lavorativa da cui i movimenti femministi hanno storicamente cercato di liberare le donne. E riducendo il tema dei diritti di genere a uno scontro di civiltà si legittimano le molteplici forme di oppressione che ancora colpiscono le donne.
L’uso contemporaneo del femminismo e dell’uguaglianza di genere come strumenti al servizio dei discorsi nazionalisti e razzisti dev’essere compreso non semplicemente come una «copertura ideologica» in senso negativo e limitato, come una distorsione o una bugia. L’ascesa del femonazionalismo deve essere decifrata anche in diretto collegamento con la posizione specifica delle donne nella catena economica, politica e materiale in senso lato della produzione e della riproduzione.

Marta Panighel è dottoranda in Sociologia all’Università di Genova e attivista transfemminista queer. Si interessa di femminismi contemporanei, intersezionalità, razzismo e colonialismo.
Monica Pietrangeli è giornalista.